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Agenti AI: architetture, capacità operative e impatto nei sistemi intelligenti moderni

Gli agenti AI rappresentano l’evoluzione più significativa dei sistemi di intelligenza artificiale contemporanei. A differenza dei modelli linguistici tradizionali, che rispondono in modo reattivo a un input, gli agenti sono progettati per operare in modo proattivo, orientato a obiettivi e iterativo, integrando ragionamento, pianificazione e uso di strumenti esterni. 

In termini ingegneristici, un agente AI può essere visto come un sistema che implementa un ciclo continuo: 

                               osservazione → pianificazione → azione → feedback → aggiornamento dello stato 

Questo lo rende molto più vicino a un sistema software autonomo che a un semplice modello predittivo. 

Un agente AI contemporaneo è tipicamente composto da più moduli funzionali. Generalmente un large language model (LLM) che funge da motore decisionale. Non si limita a generare testo, ma: 

  • interpreta obiettivi complessi 
  • divide il task in più fasi 
  • valuta alternative e sceglie quale eseguire 

Il planning è ciò che distingue un agente da una chatbot tradizionale. Include metodologie per: 

  • task decomposition: scomposizione del problema in sotto-task 
  • chain-of-thought / tree-of-thought reasoning: decide di eseguire azioni, osservando i risultati, e pianificando azioni successive in forma di catena o di alberi di azioni 
  • strategie iterative di refinement: tramite l’osservazione dei risultati ottenuti affina e perfeziona le prossime azioni 

 

A differenza di una chatbot, un agente AI può interagire direttamente con ambienti esterni, tramite “strumenti” software nel mondo digitale via API, o anche nel mondo fisico tramite attuatori o strumenti. 

Per esempio, un agente può:

  • Usare motori di ricerca e interpretarne i risultati 
  • Scrivere ed eseguire programmi 
  • Accedere a database interni o pubblici 
  • Interfacciarsi con il PC tramite il sistema operativo o software specifici 

Questo trasforma l’LLM in un orchestratore di azioni, non solo in un generatore di testo, che può compiere azioni e modificare l’ambiente con cui agisce. 

Ad ogni passo, l’agente costruisce un “prompt” che include il task da eseguire, le osservazioni passate, i risultati prodotti dai tool, ecc., che poi sarà elaborato dal LLM per definire la pianificazione prossima. 

Il prompt quindi accumula tutte le azioni, osservazioni, e risultati che sono usati per decidere i prossimi passi. La memoria consente dunque persistenza e continuità e si divide in 

  • short-term memory: contesto della sessione corrente, fornita direttamente al LLM. 
  • long-term memory: informazioni archiviate e richiamabili a cui l’agente ha accesso tramite per similarità semantica. 

 

Il controller gestisce il ciclo operativo dell’agente nel ciclo osservazione → pianificazione → azione → feedback → aggiornamento dello stato

  • verifica se l’obiettivo è raggiunto 
  • decide se proseguire, correggere o terminare 
  • integra feedback esterni 

Un LLM standard riceve un input (un prompt) e produce un output (un testo, una immagine, una tabella, …) L’iterazione è dunque solo 

                                                                                       input → output 

Un agente AI invece itera in un ciclo dove pianifica che cosa fare, esegue azioni tramite tool, osserva il risultato e verifica come proseguire fino ad raggiungere l’obiettivo preposto. L’iterazione è dunque 

 

                Ciclo (input → pianificazione → azioni multiple → interazione con strumenti → verifica ) → output finale 

 

Questa differenza è fondamentale: l’agente è un sistema dinamico, non un generatore atomico. 

Tipologie di agenti AI

 
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Agenti reattivi

Rispondono agli stimoli dell’ambiente senza pianificazione complessa.

 
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Agenti deliberativi

Costruiscono modelli interni del problema e pianificano strategie.

 
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Agenti ibridi

Combinano: - ragionamento simbolico - modelli neurali - tool use esterno

Gli agenti AI moderni mostrano capacità che non sono esplicitamente programmate: 

  • Autonomia operativa limitata (task execution multi-step) 
  • Self-reflection (valutazione dei propri output) 
  • Error correction iterativa 
  • Adaptive reasoning in base al contesto 
  • Tool chaining (uso sequenziale di strumenti diversi) 

Queste proprietà emergono dalla combinazione tra modello e architettura, non dal modello da solo. 

Nonostante i progressi, gli agenti AI presentano criticità strutturali: 

  • Allucinazioni persistenti (errori plausibili ma falsi) 
  • Over-reliance su tool esterni 
  • difficoltà nella verifica formale dei risultati 
  • instabilità nelle catene lunghe di decisioni 
  • problemi di sicurezza (prompt injection, tool hijacking) 

 

Per questo, è sempre fondamentale verificare il risultato prodotto da un agente. 

Gli agenti AI stanno trasformando il paradigma dello sviluppo software: 

  • da applicazioni deterministiche a sistemi probabilistici e adattivi 
  • da workflow statici a pipeline dinamiche 
  • da automazione rigida a autonomia controllata 

In ambito ingegneristico questo apre la strada a: 

  • sistemi di debugging autonomo 
  • generazione e ottimizzazione automatica di codice 
  • orchestrazione intelligente di microservizi 

Gli agenti AI rappresentano un cambiamento architetturale più che incrementale: non migliorano solo l’intelligenza dei modelli, ma introducono un nuovo livello di astrazione tra obiettivo e azione. 

La direzione attuale della ricerca punta a sistemi sempre più: 

  • modulari 
  • verificabili 
  • sicuri 
  • e capaci di operare in ambienti complessi  

In questo senso, gli agenti AI non sono semplicemente strumenti avanzati, ma sistemi cognitivi computazionali emergenti, destinati a ridefinire il concetto stesso di automazione intelligente. 

A chi è rivolto

 
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Docenti, ricercatori e PhD